Biodinamica Craniosacrale

Elementi di Biodinamica Craniosacrale

spiaggia di sabbia nera

Un po’ di storia…

La Biodinamica Craniosacrale è una pratica basata sull’esperienza “percettiva”  attraverso un contatto delle mani delicato e sottile, un modo di entrare in relazione con le forze vitali dell’essere umano, presenti e all’opera durante tutta la vita.

Questo approccio ha le sue radici nell’osteopatia fondata nel 1874 da Andrew Taylor Still e nella sua idea centrale, che risuona ancora oggi: “trovare la salute dovrebbe essere l’obiettivo del medico, chiunque può trovare la malattia”.

William Garner Sutherland studente di Still, medico e osteopata americano della prima metà del ‘900, identificò e riconobbe che oltre ai ritmi corporei espliciti e noti, come la respirazione polmonare e il battito cardiaco, esistono movimenti ritmici involontari non evidenti (del cranio, del cervello, delle meningi, del liquido cerebrospinale e dell’osso sacro), più sottili e più lenti che rivelano un’espressione della vita a livello tissutale e cellulare e, in modo cruciale, rivelano lo stato di vitalità del corpo.

William Garner Sutherland beatrice arico

Ma dov’è la forza della salute?[1] Still pensava che la salute è là dove le cose sono libere di fluire e che il problema consiste in una perdita di movimento, di mobilità e di circolazione dei fluidi nei tessuti del corpo, che siano organi, muscoli, ossa.[2]

La sua idea, sviluppata da osservazioni empiriche, ipotizzava che tali movimenti fossero generati da una “respirazione primaria” (il Respiro della Vita), un respiro cellulare intrinseco all’origine della vita e della salute del nostro corpo.[3] Sutherland osservò anche che i ritmi della respirazione primaria sono assimilabili ai movimenti tipici dei fluidi, e possono essere percepiti come fluttuazioni in un corpo formato da fluidi; li descrisse come “maree”, associandoli al movimento delle maree del mare e dell’oceano.
La distorsione di questi ritmi avviene quando il corpo subisce lesioni o problemi fisici, o stress e traumi emotivi e psichici.
Il principio di base è che il corpo è comunque pienamente in grado di colmare questa interruzione e riconnettersi alla forza vitale intrinseca utilizzando un meccanismo involontario interno e universale “senza l’uso di alcuna forza esterna.”[4]

Il termine biodinamico fu introdotto dopo la morte di Sutherland dal suo studente Rollin Becker per descrivere “le forze viventi all’interno del corpo vivente”, che danno forma alla materia, che continuamente creano, mantengono e generano il corpo vivente e che si distinguono dalle “forze biocinetiche o forze del condizionamento” causate da eventi e condizioni esterne.
Questo è un passaggio ancora attuale di una sua lezione agli studenti:
“I principi osteopatici di base che vi sono stati insegnati all’università sono quattro:
1) il corpo è un’unità;
2) il corpo possiede meccanismi di autoregolazione;
3) struttura e funzione sono reciprocamente correlate;
4) una terapia si basa sulla comprensione del meccanismo del corpo come unità e dell’interrelazione tra struttura e funzione. (…) Noi parleremo di un corpo vivente come unità, un meccanismo di auto-regolazione vivente, una struttura e funzione viventi le quali sono reciprocamente correlate ed una terapia vivente basata sull’acquisizione di tali concetti. Tali meccanismi sono già vivi, sono sani. Ora ci sembra necessario assumerci l’ulteriore responsabilità di lavorare con un meccanismo vivente, facendo in modo che esso faccia il lavoro per noi, piuttosto che noi su di esso. Siamo qui per imparare come questo meccanismo lavori per noi. (…) Siamo qui per imparare come il nostro corpo e la nostra mente, le nostre varie unità di funzione stiano lavorando per la nostra salute (…) siamo qui per imparare come la salute sia trasmessa dall’interno di un meccanismo vivente. (…) Per lavorare con meccanismi viventi, in un corpo vivente, necessitano abilità palpatorie viventi. (…) I pazienti attivano un auto-trattamento ogni volta che noi poggiamo le mani su di loro, se cooperiamo con i meccanismi che sono già al lavoro.” (Becker, La vita in movimento, 1997).

rollin becker biodinamica craniosacrale

Sebbene l’approccio e la metodologia siano evoluti nel tempo, la visione biodinamica rimane legata alle scoperte originali di Sutherland e alle osservazioni di Becker, che ascoltava il corpo dei pazienti da una posizione assolutamente ricettiva.

L’orientamento principale della Biodinamica Craniosacrale è verso l’autoregolazione e le risorse della persona, assecondando i processi naturali dell’organismo e della sua relazione dinamica con l’ambiente. Il concetto di salute, cioè di vitalità, nella Biodinamica Craniosacrale è intimamente connesso a quello di unità, sia dell’essere umano, formato da un corpo-mente-spirito, cioè un corpo che sente, pensa e trascende sé stesso, sia guardando all’essere umano come un’espressione dell’interezza della vita stessa: “tutta la vita in tutte le sue forme è una sola” sottolinea Carl Safina (Safina, Al di là delle parole. 2015) e per vita intendiamo non solo quella animale alla quale apparteniamo, ma la vita in tutte le sue manifestazioni.

Franklyn Sills può essere considerato il precursore della Biodinamica Craniosacrale che si insegna oggi, grazie anche allo sviluppo di una formazione coerente al di fuori del contesto dell’osteopatia e in continua evoluzione. Nei suoi insegnamenti Sills pone in primo piano la componente relazionale, la costruzione di un campo di relazione sicuro e la necessità di sostenere gli operatori e i clienti nel praticare la “presenza” orientandosi a ciò che li aiuta durante il processo (le risorse) (Sills, Le Basi della Biodinamica Craniosacrale, Vol. 1 e 2, 2011, 2012).

Più di recente Sills ha approfondito le ultime tendenze di Sutherland e di Becker nella direzione del “non fare”, dell’orientarsi dell’operatore alle priorità del cliente, che emergeranno da sole durante la sessione (“il piano di trattamento intrinseco”), orientamento che può permettere al cliente di volgersi anche lui al processo in atto, che è assolutamente soggettivo. Questi modi meno attivi permettono all’operatore di “stare” insieme al cliente con ciò che accade.

Su questa scia una voce fuori dal coro è quella di Charles Ridley, il cui contributo originale è quello d’aver mostrato come i ritmi biodinamici percepiti e riconosciuti dall’operatore rappresentino stati di coscienza, stati della mente che forniscono capacità percettive corrispondenti, accessibili solo con una pratica interiore costante, spostando completamente la prospettiva o il “punto di vista” verso una presenza e consapevolezza sensoriale: non c’è bisogno di “fare” niente come operatore oltre che ad “essere” (Ridley, Stillness, 2006).

 

La salute, l’interezza, le risorse

L’interezza senza interruzioni è ciò che io chiamo salute
Charles Ridley – Stillness

In Biodinamica Craniosacrale l’orientamento alla salute e all’interezza della persona sono due presupposti essenziali e interconnessi.
Come già visto, in biodinamica il concetto di salute è molto ampio e molto diverso da quello che si intende solitamente, o in ambito medico: la salute è un’espressione della forza vitale, che è sempre presente e non viene mai persa, indipendentemente dallo stato del corpo o della mente. L’inclinazione al problema è un fatto culturale e della medicina tradizionale, lo stato di salute, o benessere, di cui si conoscono molto meno i tratti e che solitamente non viene preso molto in considerazione e studiato è lo spazio del movimento della vita e delle risorse.
R. Becker, instancabile osservatore delle forze viventi all’opera, si rese conto in prima persona che la vita si esprime come movimento, tutto ciò che è vivente è in movimento, e per lui, come per Still, un modo per descrivere la vitalità è la presenza, all’interno dell’essere vivente, di un movimento totalmente libero a tutti i livelli. Aiutare i pazienti a recuperare la propria vitalità richiedeva per lui rimuovere gli impedimenti al libero movimento.
Ma Becker si rese anche conto che vi è una potenza fondamentale all’interno di ogni essere vivente che genera la vita e che è presente fino all’ultimo attimo. La sua natura è la “quiete”: una quiete che è “dinamica”, viva, che si può imparare a palpare, a sentire, così come si può sentire il movimento. Movimento, potenza e quiete sono segni di vita e risorse disponibili all’organismo per il rinnovamento del proprio stato di benessere: nell’operatore e nel cliente coesistono la stessa quiete e la stessa vita in movimento, e nel contatto con questa quiete “qualcosa succede”. (Becker, La vita in movimento, 1997).

Questo concetto di salute-vitalità è intimamente legato a quello di unità-interezza: noi non siamo fatti di parti separate, ma siamo fatti di parti collegate, siamo uno, un continuum, e da ogni parte del corpo si può toccare e ascoltare l’intero. E’ un approccio olistico, lontano da quello della medicina tradizionale che si rivolge alle singole parti.

Il principio di unità-interezza comincia al momento del concepimento, è da un’unica cellula che abbiamo origine, è da un’unica cellula che comincia la vita, e questa unità fondamentale resta come impronta fondamentale durante lo sviluppo e tutta la vita.

L’embriologia non è qualcosa che è accaduta solo all’inizio delle nostre vite: in realtà continua per l’intera durata della nostra vita. Veniamo creati continuamente.
Michael Kern – La saggezza del corpo

In un’ottica di biodinamica relazionale possiamo pensare a questo spazio vitale presente dall’inizio dentro di noi, questo spazio di quiete e movimento, come a uno spazio di risorsa dove possiamo attingere sempre e plasmare la nostra qualità di vita. Questo vale da un punto di vista fisico, fisiologico, emotivo, psicologico, relazionale. Il lavoro con le persone è abituarci a vedere in loro le loro risorse e aiutarli a riconoscerle e ri-contattarle.

La respirazione primaria

La respirazione primaria esprime il nostro “essere viventi” come parte di un organismo più grande. Il movimento ritmico della respirazione primaria costituisce la forza primaria della vita all’opera, è la manifestazione della vita in movimento, un segno esterno dei fondamentali meccanismi di autoregolazione del corpo. Sebbene sia alla base della struttura corporea, il respiro primario non corrisponde ad una struttura corporea particolare. Esiste di per sé. È invisibile.

Tra le diverse fluttuazioni che attraversano il nostro corpo, la fluttuazione del respiro primario è più profonda delle altre, è una forza paragonabile alle maree dell’oceano piuttosto che alle onde che vi si muovono in superficie. Può essere percepita come una corrente lenta (chiamata marea media) che attraversa i fluidi del corpo, e si muove anche intorno al corpo, come in uno spazio che ci contiene, uno spazio che abitiamo, dove è presente la nostra storia, o come una corrente ancora più profonda e ancora più lenta e leggera, più espansa (marea lunga), come un flebile vento che ci avvolge come aria, che è indipendente dalla nostra storia, dal presente che viviamo, che emerge dalla quiete di fondo.

Questi ritmi nel corpo hanno una forma, una direzione, un movimento, zone in cui sono più espansi, zone in cui sono più limitati. Liberare il corpo dalle tensioni attraverso l’ascolto e la “conversazione” biodinamica, verso la possibilità di trovare nuovi spazi, permettono all’energia vitale di fluire in maniera più aperta.
Nel corpo umano quando il respiro primario è libero di fluire senza restrizioni, tutte le strutture corporee si muovono in modo sincrono e operatore e cliente percepiscono entrambi il campo della respirazione primaria in cui sono immersi.

La quiete

Ogni tempesta
ha, come un ombelico,
uno spazio vuoto al suo centro
attraverso il quale può volare un gabbiano
in silenzio.
Harold Witter Bynner – Nuove poesie

Torniamo ora all’origine, alla quiete, il cuore della Biodinamica Craniosacrale.

Più in profondità, la percezione della respirazione primaria ci può condurre a quella che viene definita la quiete, la nostra sorgente.

In Biodinamica Craniosacrale si parla di dynamic stillness, di quiete dinamica.

Il termine “dinamica” si riferisce a uno stato di energia potenziale da cui nasce il movimento. La definizione di quiete dinamica ci riporta alla dimensione originale dell’esistenza, dell’origine della vita, dell’universo, dal punto di vista spirituale, concettuale, filosofico e della fisica. “Quiete dinamica”, uno spazio che c’è sempre, il vuoto, il niente, un concetto che non ha spazio, non ha tempo, è aldilà, esiste, ed è fermo.

In fisica si dice che dal presente fermo le cose si formano per una perturbazione del nulla, un movimento. Questo movimento va a formare un fenomeno di campo, un fenomeno di movimento universale (la marea lunga in Biodinamica Craniosacrale), che incontrando i fluidi porta alla creazione della forma, del corpo fisico (la marea media o fluida).

Il Respiro della Vita emerge dalla Quiete Dinamica, è la perturbazione del nulla.

La quiete è una chiara esperienza percettiva che troviamo al centro dei processi con i clienti. La percezione diretta della quiete è quella di uno stato silenzioso vivo e ampio, è il segnale di un cambiamento nella respirazione primaria, e spesso rappresenta un portale verso stati di coscienza più profondi, come evocato in “Be still and know” –  Stai in Quiete e conosci, notissima citazione di Sutherland (dalla Bibbia, salmo 46:10), uno stato difficile da descrivere con il pensiero e con le parole.

“Nessun pensiero in particolare può rappresentare lo stato naturale della mente, ma solo il silenzio. Non l’idea del silenzio, ma il silenzio in sé. Quando la mente si trova nel suo stato naturale, torna spontaneamente al silenzio dopo ogni esperienza. O, meglio, ogni esperienza avviene sullo sfondo del silenzio.” (Sri Nisargadatta Maharaj – Io sono quello.)

“Cercate di essere consapevoli e lasciare che le cose prendano il loro corso naturale. Allora la vostra mente diventerà quieta, in qualunque circostanza, come un laghetto in una foresta. Ogni tipo di animale raro e meraviglioso verrà a bere in questo lago, e tu vedrai naturalmente la natura delle cose. Vedrai molte cose strane e meravigliose che vengono e vanno, ma tu rimarrai quieto e fermo. (…) Ecco, quando arrivate dove il pensiero non vi può portare, è proprio allora, in quella quiete, che si sviluppa la saggezza. In quel momento la mente è simile a una corrente d’acqua, eppure è ferma. Sembra praticamente immobile, eppure scorre. Per questo dico ‘una corrente d’acqua ferma’.” (Achaan Chah – Il Dhamma Vivo).

La quiete la troviamo all’interno di ogni movimento, anche nell’occhio dell’uragano: anche all’interno di un movimento estremo molto caotico c’è un punto di quiete da cui origina il movimento.
Al loro interno, tutti i processi hanno un nucleo di quiete (Becker, La vita in movimento, 1997).

Nel lavoro biodinamico si tratta di lavorare con quello che troviamo, la persona mostra quello che c’è, e come operatori, cominciando dalla nostra quiete: da una quiete dentro di noi, ci rivolgiamo alla quiete dell’altro, a quella che si mostra, che può manifestarsi a diversi livelli di profondità, da un rilassamento fisico, emotivo, fino a esperienze via via più profonde.

La quiete che si incontra non è un fine, un obiettivo a cui aspirare, ma un varco che conduce a un’esperienza di intimità interiore, che permette alla persona di sentire, di sentire come sta, cosa è presente per lei in quel momento (comprese turbolenze, emozioni, dolori), che porta a un contatto con il movimento della vita, un contatto con un movimento nuovo.

Così l’esperienza della quiete è un passaggio cruciale nel processo di riorganizzazione e di cambiamento che avviene nelle sessioni di Biodinamica Craniosacrale e nelle nostre vite (Becker La vita in movimento,1997).

[1] Nella Biodinamica Craniosacrale il termine salute è utilizzato nel significato di vitalità, forza vitale o benessere fisico, psichico e sociale e non come termine sanitario di assenza di malattia.

[2] A.T. Still, Autobiografia, 1908. Lui insegnava che la struttura del corpo e le sue funzioni sono indissolubilmente legate fra di loro e che ogni persona ha dentro di sé le risorse necessarie al suo stato di salute. Sosteneva anche che il corpo è un’unità funzionale, cioè corpo, mente e spirito operano come un tutt’uno, che lavora incessantemente per guarire sé stesso, e sviluppò un approccio che utilizzava la conoscenza, la comprensione e le mani del medico come strumenti primari per la diagnosi e il trattamento.

[3] Scrisse: “Secondo il racconto biblico un respiro della vita fu inspirato nelle narici e l’uomo diventò un’anima vivente. Notate che era un respiro della vita, non il respiro dell’aria. Il respiro dell’aria è uno degli elementi materiali che il respiro della vita utilizza come meccanismo per camminare sulla terra.” (Sutherland, La sfera craniale, 1944).

[4] Ai suoi studenti consigliava di “affidarsi alla Marea”. Scrisse: “Visualizzate una potenza, una potenza intelligente che è molto più intelligente della vostra mente umana. (…) Avrete osservato questa potenza e la sua Intelligenza, scritta con la I maiuscola. E’ qualcosa di cui potete fidarvi che farà il lavoro per voi. In altre parole, non cercate di guidare il meccanismo utilizzando una forza esterna. Affidatevi alla Marea”. (Sutherland, Insegnamenti nella Scienza Osteopatica, 1990).

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